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Un parco è inclusivo solo quando include tutti

Nel parlare di disabilità e di bambini, può capitare di imbattersi nelle splendide esperienze dei parchi giochi inclusivi. Si tratta di aree all’interno delle quali tutti i bambini (è meglio sottolinearlo: tutti i bambini) hanno la possibilità di accedere e giocare assieme.

Capita sempre più spesso di leggere dell’inaugurazione di aree giochi inclusive nei parchi italiani. Un fenomeno normale all’estero, dove si trovano facilmente aree con tutte le caratteristiche per permettere l’inclusione, ma invece assolutamente nuovo nel nostro Paese. Come molte volte accade con le novità bisogna imparare a confrontarsi, altrimenti si rischia di fare confusione. Sono tante infatti le aree giochi inaugurate e spacciate per ‘inclusive’, ma che in verità non lo sono nemmeno lontanamente. Questo perché non rispettano alcuni (o nessuno) dei fattori che permetto di dichiarare che un’area giochi, o perfino un parco, siano inclusivi.

Può capitare che si inaugurino parchi giochi dei quali si elogia l’inclusività, così da ottenere un titolo su qualche giornale a favore dell’assessore, del Sindaco o del politico di turno, senza in realtà aver realizzato alcunché di inclusivo. Una dinamica questa che risulta non solo stucchevole, ma anche odiosa, soprattutto perché ci si scontra con le aspettative e le esigenze di bambini e famiglie che altro non chiedono se non di essere trattate con rispetto e cura.

Il problema sta nel fatto che non sempre si conoscono pienamente le caratteristiche che rendono un’area realmente accessibile a tutti. Non sono certamente uno o due giochi dedicati ai portatori di handicap, non sono le altalene ‘a sacco’ oppure una giostrina rotante con l’aggancio per la carrozzina a permettere di definire un parco come inclusivo. È un piccolo cambio di mentalità quello che viene richiesto. Infatti qui non si tratta di includere alcune strutture per i portatori di handicap all’interno di spazi per i bambini normodotati, ma bensì di creare dei giochi che siano adatti alla fruizione di tutti i bambini, contemporaneamente. Solo in questo modo l’elemento dell’inclusione è pienamente rispettato.

C’è qualcosa di profondamente sbagliato nel pensare che includere i ragazzi con disabilità voglia dire creare per loro uno spazio adatto, esclusivo. È molto più logico invece puntare alla progettazione, che deve essere necessariamente regolamentata, di spazi adatti veramente a tutti. Purtroppo ecco il tasto dolente. Infatti nel nostro Paese manca una vera e propria legislazione in merito ai parchi giochi inclusivi. Non ci sono leggi che ne regolano la realizzazione, oppure che stabiliscano quali tipologie di giochi possano essere definiti inclusivi e quali no.

È chiaro quindi che nella mancanza di regole precise si tenda a fare di tutta l’erba un fascio, fino a dichiarare inclusivi degli spazi che non lo sono affatto. Anche perché la progettazione di questi luoghi non deve interessarsi delle sole strutture ludiche, ma dovrebbe coinvolgere l’intero parco. Si deve partire progettando accessi facili per carrozzine, o per i non vedenti, evitando ostacoli naturali come passaggi su terra (che potrebbe diventare fango), su sassi (dove difficilmente si può spingere una carrozzina) o su altri materiali che possano provocare cadute o perdite d’equilibrio. Solo in ultima analisi si deve pensare alle strutture ludiche. È per questo che si dovrebbe al più presto realizzare una normativa sulla progettazione di questi spazi, perché non si realizzino più parchi e aree giochi che non fanno altro che escludere e marginalizzare coloro che dovrebbero essere inclusi.