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EDUCARE I GIOVANI ALL’UGUAGLIANZA PARTENDO DALLO SPORT

Diversi ma Uguali può essere uno slogan ma anche il titolo di un manifesto per le nuove politiche di genere: negare le differenze non significa abbattere le barriere, anzi; spesso l'ipocrisia lascia spazio all'ignoranza e la discriminazione, degenerazioni favorite dall'assenza di politiche chiare. "Non può giocare a calcio, perché femmina"; così una bambina romana di 7 anni con una giustificazione povera di contenuti e ricca di stereotipi, si è sentita rispondere. Ma non sono forse gli organismi sportivi nazionali ed internazionali a fare poco, limitandosi a favorire la più diffusa e seguita pratica dello sport maschile? Quanto accaduto nella Capitale Italiana dimostra che la strada per annullare il gender gap e per costruire una società basata su una cultura del rispetto e delle diversità di genere è ancora lunga e passa per il rispetto delle differenze e l'impegno nell'offerta di sostegno adeguato a recuperare il gap. La protagonista di questa triste notizia ha ricevuto la solidarietà del mondo del pallone ed in modo particolare delle calciatrici della Nazionale azzurra guidata dalla C.T. Milena Bertolini, ma la vicinanza e la solidarietà da sole non bastano, servono investimenti a sostegno dello sport al femminile, rispettosi dei bisogni delle atlete. Altrimenti anziché fare quanto necessario per abbattere certe barriere ci si limita a fare propaganda, di parte o di partito.

OPES da più di 18 mesi sta promuovendo un'iniziativa che vuole contrastare ogni forma di violenza e, al tempo stesso, ribaltare quegli stereotipi basati sui ruoli degli uomini e delle donne ma senza dover ricorrere a strumenti come le tanto discusse "quote rosa" (che rischiano di essere in alcuni contesti paragonate a campagne "salva-panda", come se le donne siano una categoria in estinzione anziché un patrimonio inestimabile della nostra società), anche nello sport. OPES ha attivato un lavoro specifico di educazione non formale con gli studenti di quattro Istituti Secondari di Secondo grado delle province di Firenze, Roma, Caserta ed Agrigento, con l'intento di lavorare con i ragazzi (studenti di oggi e cittadini di domani) partendo proprio da casi di cronaca o da case history specifici per prendere coscienza delle differenze e distinguerle dalle disuguaglianze (di genere), come pure dei luoghi comuni, apparentemente inoffensivi, che contribuiscono ad alimentare il gender gap. Dalla dialettica sociale e politica sono passati allo studio e all'apprendimento di nozioni, leggi ed articoli fondamentali come quelli inerenti alla Convenzione di Istanbul del 2011, alla nostra Costituzione e alla Dichiarazione dei diritti umani, analizzandone l'attualità e a volte il bisogno di reinterpretare, per poi promuovere delle campagne di informazione e sensibilizzazione innovative e coinvolgenti, facendo leva sulla loro creatività e su tutto quello che hanno potuto immagazzinare durante il percorso fatto con i formatori e gli psicologi. I materiali prodotti, come video, foto, testi o grafiche, sono una alternativa concreta alla sterile polemica contro le disuguaglianze di genere che troppo spesso trovano spazio sulle pagine dei giornali, come pure una ferma condanna di tutti quei comportamenti devianti e aberranti che possono sfociare nella violenza fisica, psichica, verbale o legata alle nuove tecnologie.