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Lo sport volano per l’Europa post Covid-19

Dopo oltre un anno da quando si è abbattuta la più grave pandemia della nostra epoca è indispensabile tornare a pensare il futuro.  Da subito l’unica certezza che abbiamo avuto è che non ci saremmo liberati velocemente di questo problema e giustamente il dibattito quotidiano è stato assorbito dalle misure per fronteggiare i danni che si stanno subendo. Nei primi mesi di diffusione dell’infezione la società si è rinchiusa, fuggendo dal pericolo e aspettando di conoscere meglio il nemico. Oggi, nonostante ancora molto lontani dall’aver sconfitto la pandemia, siamo consapevoli di essere entrati in una nuova fase della gestione dell’emergenza ovvero la fase della coesistenza attiva. Abbiamo constatato che i lockdown hanno prodotto danni devastanti sia da un punto di vista economico che sociale, intaccando il corretto funzionamento della società civile con la chiusura di piccole, medie e grandi imprese (spesso in maniera definitiva) oltre a scuole e centri di aggregazione.

È nostro dovere quindi, in qualità di osservatori attenti, produrre proposte per tutelare e preservare l’equilibrio economico-sociale che regge un popolo sano.

La pandemia ci ha colpito in maniera specifica stravolgendo le nostre abitudini. Abbiamo scoperto lo smart working, siamo stati costretti a ridurre l’attività motoria con conseguenze dannose per lo stato di forma psico-fisica; dal lato occupazionale abbiamo assistito al blocco delle vendite, dovuto alle restrizioni che colpiscono la libera circolazione, situazione che ha bloccato la catena della distribuzione. Crisi che porterà alla riduzione dei posti di lavoro, a licenziamenti. E come conseguenza si registrerà un conseguente ed inevitabile calo degli acquisti a danno di tutte le filiere produttive; inoltre i contingentati momenti di socialità stanno accentuando l’emarginazione sociale, rendendo difficile garantire l’assistenza necessaria a chi è in difficoltà.

Quanto tratteggiato sopra non è altro che il vero costo socio-economico che dovremo pagare. Per questo occorre scegliere con attenzione una strategia di reazione e gli strumenti accurati per uscire da questo quadro drammatico.

Lo sport può e deve essere posto al centro della strategia di ripresa post Covid-19. La differenza fra i provvedimenti che mirano a ridurre i danni e quelli che mirano a produrre ricchezza è sostanziale, infatti mentre i primi coprono “buchi”, i secondi creano moltiplicatori economici. Bisogna tornare ad investire facendo economia di scala e lo sport al proprio interno soddisfa molteplici esigenze: ripristino dell’equilibrio sociale e lotta all’emarginazione; promozione turistica e territoriale attraverso programmazioni che coinvolgano sia la stagione estiva che quella invernale; l’edilizia sportiva potrebbe, in parte, assorbire e ridurre la disoccupazione; la formazione, collegata alle attività di gestione del comparto, potrebbe aprire nuove prospettive alle generazioni che devono affacciarsi al mondo del lavoro.

Queste sono le opportunità che si celano dentro il mondo dello sport. Una politica lungimirante dell’eurozona che andasse in questa direzione ci consegnerebbe un mondo migliore alla fine di questa stagione dolorosa.